IL SAGGIO CERCA DI RAGGIUNGERE L'ASSENZA DI DOLORE, NON IL PIACERE

(Aristotele, Etica Nicomachea, IV a.e.c.)



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Il dolore nell'anziano

 

 

 



Che cos'è l'osteoartrosi

L'osteoartrosi (o artrosi) è una malattia degenerativa, progressiva, che colpisce le articolazioni. Sebbene possa insorgere anche in soggetti giovani, soprattutto in seguito a traumi, la frequenza della malattia aumenta significativamente con l'età. L'osteoartrosi è la patologia reumatica più comune; si calcola che più della metà della popolazione intorno ai 65 anni possa presentare osteoartrosi in almeno una articolazione. La malattia è caratterizzata da alterazioni a carico delle cartilagini articolari, dell'osso sottostante e dei tessuti molli. Le lesioni alla cartilagine portano allo sfregamento dei capi articolari durante il movimento, con dolore tumefazione e impotenza funzionale. Possono essere presenti segni più o meno evidenti di infiammazione. Tali alterazioni si manifestano con dolore, limitazioni funzionali, ingrossamento e deformazioni articolari. Con l'andar del tempo, l'articolazione perde la sua naturale conformazione e lo sviluppo reattivo di piccole formazioni ossee o il distacco di frammenti di osso o di cartilagine che possono restare liberi all'interno dello spazio articolare causano ulteriore dolore e danno articolare. Tale condizione risulta, in genere, in una importante disabilità con enorme impatto sulla qualità di vita. Le articolazioni maggiormente colpite sono quelle delle mani, della colonna vertebrale e, per le grandi articolazioni, il ginocchio e l'anca.
Oltre all'età (la cartilagine che riveste le articolazioni tende a consumarsi con il passare degli anni) e al sesso (prima dei 45 anni sono più colpiti gli uomini, poi la patologia diventa più frequente nelle donne) si possono riconoscere altri fattori eziologici quali:
il sovrappeso: costituisce un importante fattore di rischio, sia per un meccanismo di sovraccarico delle articolazioni, sia perché l'obesità è associata a varie alterazioni del metabolismo;
ripetuti traumatismi stressanti, legati a determinati tipi di professione o di attività sportiva;
malformazioni congenite o acquisite;
ereditarietà: chi ha precedenti familiari corre maggiori rischi per una possibile predisposizione;
presenza di altre malattie reumatiche (ad esempio artrite reumatoide).
 

Sintomi dell'artrosi
Sintomi tipici sono:
dolore, continuo o intermittente, in una o più articolazioni;
rigidità articolare al mattino o dopo essere stati seduti a lungo;
tumefazione in una o più articolazioni;
una sensazione di scroscio o un rumore di ossa che sfregano tra loro.
Se compaiono calore e rossore si deve sospettare la presenza di altre patologie reumatiche, come ad esempio l'artrite reumatoide.

Che cos'è la polimialgia reumatica
La polimialgia reumatica (PMR) è una delle più diffuse malattie infiammatorie dell'anziano: colpisce esclusivamente soggetti di età superiore ai 50 anni (più frequentemente tra i 70 e gli 80 anni) e in misura lievemente maggiore le donne rispetto agli uomini. Si tratta di un'infiammazione delle borse sinoviali periarticolari, caratterizzata da dolore intenso e rigidità in sedi caratteristiche: collo, spalle e anche. Talvolta possono comparire anche manifestazioni articolari periferiche, con edema ai polsi, alle mani, alle caviglie e ai piedi, associato a dolore e rigidità mattutina. In tal caso occorre escludere la presenza di artrite reumatoide. Le cause della PMR sono sconosciute, anche se si ipotizza siano responsabili diversi fattori (genetici, ormonali, infettivi e ambientali). La polimialgia può esordire sia gradualmente sia in modo acuto, e il dolore è simmetrico nella maggioranza dei casi. Il dolore e la rigidità sono associati a sintomi generali non specifici, come intensa stanchezza e notevole riduzione della forza muscolare, e il paziente lamenta incapacità a svolgere le comuni attività quotidiane. In alcuni casi si osservano anche febbricola, inappetenza e calo del peso corporeo. Sebbene questi sintomi possano allarmare notevolmente, anche in considerazione dell'età avanzata del paziente, fortunatamente la PMR è una malattia benigna e risolvibile, molto sensibile ai cortisonici, anche a dosaggi non elevati. Generalmente poche settimane di trattamento risolvono il dolore e si ha una ripresa delle condizioni generali con ripristino delle forze. Nel 15-20% dei pazienti con PMR può comparire una arterite temporale (arterite di Horton) che causa una cefalea intensa, localizzata prevalentemente a livello delle tempie; in una certa quota di soggetti, l'arterite può portare anche a disturbi della vista (con perdita transitoria o cecità completa) a causa dell'ischemia da occlusione dei vasi dell'occhio. Anche in questo caso Il trattamento immediato con cortisonici evita danni visivi irreversibili.

Sintomi della polimialgia
Dolore, localizzato preferenzialmente al collo, alla zona delle scapole e a quella delle anche, che solitamente si estende lungo le braccia e la regione posteriore delle cosce, e insorge caratteristicamente di notte.
Rigidità delle articolazioni colpite, con impotenza funzionale.
Stanchezza.
Talvolta inappetenza, febbricola, dimagrimento relativamente rapido, depressione.

Che cosa sono le neuropatie
Il termine neuropatie indica un gruppo di patologie che coinvolgono i nervi caratterizzate da sintomi variabili, riconducibili comunque al dolore neuropatico. Il dolore neuropatico è definito, dall'associazione internazionale per lo studio del dolore (IASP), come dolore che insorge in seguito a un'infiammazione, una lesione o una disfunzione del sistema nervoso, periferico o centrale. Solitamente è cronico e può essere descritto dal paziente come una sensazione di bruciore, un dolore tagliente, lancinante o simile a una scossa elettrica. Le neuropatie possono coinvolgere un solo nervo (si parla in questo caso di mononeuropatia), oppure più nervi (polineuropatia).
Le cause di dolore neuropatico sono molteplici, potendo comprendere alterazioni ereditarie delle strutture nervose o, più frequentemente, malattie che alterano la funzione dei nervi, tra cui le più frequenti sono le malattie metaboliche, come il diabete. Altre cause sono traumi a carico dei nervi (anche traumi piccoli, ma ripetuti, come quelli legati ad alcune attività lavorative), compressioni dovute per esempio a sporgenze ossee, patologie virali che interessano il sistema nervoso (herpes zoster) e, infine, abuso di alcolici o carenze alimentari.
Sintomi delle neuropatie
Il dolore ha intensità variabile, a seconda della causa e del nervo (o dei nervi) coinvolto, e può persistere per mesi o anni dall'evento che l'ha causato. A differenza delle nevralgie, nelle quali il dolore insorge nel territorio di distribuzione di uno o più nervi, il dolore neuropatico deriva da un difetto nel trasporto delle informazioni dolorifiche e può anche non essere localizzato a livello della lesione responsabile. È il caso, per esempio, del dolore connesso dall'amputazione di un arto, il cosiddetto dolore dell'arto fantasma.
Qualunque sia la causa, il dolore neuropatico può essere associato a:
formicolii;
intorpidimenti, spesso a carico degli arti superiori e inferiori;
debolezza muscolare.

Che cosa sono le malattie vascolari
Il termine malattia vascolare periferica (PVD, Peripheral Vascular Disease) si riferisce ai disordini dei vasi sanguigni (arterie e vene) al di fuori del cuore e del cervello. Tuttavia è comune l'uso di tale termine per riferirsi alla malattia periferica arteriosa (PAD, Peripheral Arterial Disease), una condizione che si sviluppa quando le arterie che forniscono il sangue agli organi interni, alle braccia e alle gambe si ostruiscono parzialmente o completamente, generalmente come conseguenza dell'aterosclerosi. Tale ostruzione può indurre un'ischemia (carenza di sangue ai tessuti) acuta o cronica. Quando il medesimo processo interessa le arterie coronarie, ovvero i vasi che irrorano il cuore, si parla di malattia vascolare coronarica. Oltre alle patologie muscolari, le polimialgie e le neuropatie, la malattia vascolare periferica e quella coronarica rappresentano situazioni cliniche tipiche dell'età avanzata e costituiscono una rilevante causa di dolore.
I fattori di rischio più importanti per le patologie vascolari sono:
ipertensione;
elevati livelli ematici di trigliceridi e di colesterolo "cattivo" (LDL);
bassi livelli ematici di colesterolo "buono" (HDL);
fumo di sigaretta;
diabete mellito;
obesità;
inattività fisica;
storia familiare di aterosclerosi.

Sintomi delle malattie vascolari
Le manifestazioni cliniche sono correlate con il tipo e la localizzazione dei vasi coinvolti e con l'entità della riduzione del flusso di sangue. Può infatti accadere che un vaso venga occluso improvvisamente, con altrettanto improvvisa comparsa di un dolore intenso associato a torpore e cute fredda e pallida; se l'ischemia che ne deriva è grave, possono insorgere perdita della sensibilità e della motilità nell'area colpita e, dopo 6-8 ore, irrigidimento muscolare. Al contrario, quando il vaso si occlude in modo graduale, si ha una manifestazione tipica, chiamata "claudicatio intermittens" poiché il soggetto non è in grado di camminare normalmente. Si associano dolore, crampi o sensazione di fatica che peggiorano camminando e migliorano con il riposo, fino a scomparire. Sintomi simili possono comparire anche a carico delle braccia.
Raramente, quando l'occlusione dell'arteria è tale da non consentire sufficiente trasporto di ossigeno alle estremità, il dolore compare anche a riposo; in questo caso il dolore interessa tipicamente i piedi, è solitamente severo e si presenta alla notte, quando il soggetto è in posizione supina. La ridotta circolazione può causare l'apertura di ferite che stentano a guarire, ulcere, gangrene o altre lesioni alle estremità colpite. Tali zone, che non ricevono un flusso sufficiente di sangue, sono inoltre più inclini alle infezioni. Nei casi estremi può essere necessaria l'amputazione.
Quando a occludersi è una coronaria, la riduzione del flusso ematico induce sofferenza cardiaca, che si manifesta con l'insorgere di angina (dolore localizzato al petto che può irradiarsi alla spalla, al braccio sinistro, alla schiena o al collo), ma se l'occlusione è completa e il sangue non arriva più a una parte di muscolo cardiaco si ha un infarto.
Soprattutto gli anziani possono avere percezioni differenti del dolore o non provarlo affatto, e possono lamentare soltanto malessere e affaticamento.

(Per approfondimenti: nientemale.it)