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Classificazione del dolore

 

Il dolore è una complessa esperienza associata a un danno ai tessuti, potenziale o reale, o comunque descritta in relazione a tale danno, e che riconosce una componente sensoriale e una componente emotiva. A seconda della sua durata la classificazione del dolore riconosce il dolore acuto e il dolore cronico, oppure la classificazione del dolore può essere in base alla causa del dolore, vale a dire ai meccanismi che generano la sensazione dolorosa, o in relazione alla sede in cui origina tale sensazione.

DOLORE ACUTO
Si definisce acuto un dolore che compare in seguito a una lesione (per esempio un trauma o un intervento chirurgico) e che si risolve, in genere, al risolversi della causa e, comunque, in un tempo inferiore a un mese. Il dolore acuto costituisce un segnale di allarme della presenza di uno stimolo nocivo o di un danno a livello tissutale e si accompagna a una serie di reazioni di difesa che tendono a compensare o allontanare la causa del dolore stesso, spesso con attivazione di alcune funzioni neurovegetative (aumento dell'attività respiratoria, tachicardia, aumento della pressione arteriosa) e ansia. L'intensità del dolore è in genere correlata con l'entità del danno subìto.

DOLORE CRONICO
Il dolore si definisce cronico quando persiste oltre quello che può essere definito il tempo normale di guarigione della lesione che lo ha scatenato; in genere si considera cronico un dolore che persiste oltre i 3-6 mesi. Questo dolore non può essere considerato un'estensione temporale del dolore acuto, ma assume caratteristiche qualitative completamente diverse poiché, oltre ad avere perso la sua funzione primaria di allarme, è in grado di influenzare negativamente la personalità e la vita di relazione del paziente. Nel dolore cronico, infatti, si sviluppano gradualmente debolezza, disturbi del sonno, perdita dell'appetito, depressione e altre condizioni fisiche e psichiche che influenzano l'andamento del dolore stesso e la qualità della vita in generale.

DOLORE NOCICETTIVO
Viene definito dolore nocicettivo quello che deriva dalla stimolazione da parte di una lesione dei nocicettori, cioè delle terminazioni dei nervi deputati a trasmettere al cervello le sensazioni dolorose. La classificazione del dolore nocicettivo, a seconda della sede della lesione, distingue ulteriormente:
Dolore superficiale: causato da lesioni alla pelle o ai tessuti superficiali. Questo tipo di dolore è ben definito e ben localizzato ed è, in genere, di breve durata. Esempi di lesioni che producono dolore superficiale sono i tagli, le scottature o infezioni della cute.
Dolore somatico profondo: proviene da muscoli, legamenti, tendini ossa, vasi sanguigni. In queste strutture la concentrazione di nocicettori è minore e la loro stimolazione produce un dolore meno acuto e meno localizzato di quello superficiale e che, in genere, dura più a lungo. Esempi di lesioni che producono questo tipo di dolore sono le distorsioni, gli strappi muscolari, le fratture.
Dolore viscerale: proviene dagli organi interni e dalle cavità viscerali. È di solito più intenso dei precedenti, dura più a lungo ed è estremamente difficile da localizzare. Spesso, inoltre, le lesioni alle strutture viscerali innescano dolori cosiddetti "riferiti" ovvero che vengono percepiti in aree non correlate con la sede della lesione. Il dolore da infarto miocardico è probabilmente l'esempio più conosciuto di dolore riferito: sebbene la lesione sia localizzata al cuore, il sintomo può comparire nella regione alta del torace come sensazione di costrizione, o può essere avvertito alla spalla sinistra, al braccio o anche alla mano.

DOLORE NEUROPATICO
Per dolore neuropatico si intende un dolore le cui cause sono un danno o una disfunzione del tessuto nervoso, centrale (cervello, midollo spinale) o periferico (nervi periferici). In questi casi è possibile che l'alterazione interferisca con la capacità dei nervi sensoriali di trasmettere correttamente le informazioni al cervello che, pertanto, interpreta gli stimoli in arrivo come dolorosi anche se non è presente una causa del dolore fisiologica evidente o conosciuta. La sede è di difficile localizzazione e i comuni farmaci analgesici non hanno molta efficacia.

DOLORE PSICOGENO
Il dolore si definisce psicogeno quando non è possibile dimostrare la presenza di una causa organica o quando esiste un disturbo fisico che può in qualche modo spiegare la presenza di dolore, ma non la sua intensità e la sua durata. Si ritiene che la causa del dolore psicogeno sia correlata principalmente a problemi psicologici. Ogni parte del corpo può essere interessata, ma la schiena, la testa, l'addome e il collo sono probabilmente le più comuni. Il dolore può essere acuto o cronico.

DOLORE ONCOLOGICO
È un dolore cronico legato alla presenza di un tumore, e può essere assimilato a quello delle malattie cronico-degenerative. Inizialmente si presenta come un dolore acuto, ma nel tempo diviene un classico dolore cronico che, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia, assume le caratteristiche di "dolore globale", ovvero di vera e propria sofferenza personale che riconosce cause non soltanto fisiche, ma anche psicologiche e sociali, che lo sostengono e lo perpetrano.

 

Il dolore utile e inutile
Al di là di tutte le possibili classificazioni del dolore in base al meccanismo fisiopatologico, alla sede di insorgenza o alla malattia che lo determina, se consideriamo la sua funzione primaria, che è quella di avvertimento e di difesa, possiamo individuare due tipi fondamentali di dolore: il dolore utile e il dolore inutile.

IL DOLORE COME SINTOMO
Il dolore è una reazione dell'organismo a un evento negativo ed è un utile avvertimento che qualche cosa non va. Il dolore acuto ha una funzione di sintomo, è finalizzato cioè ad allertare l'organismo sulla presenza di stimoli pericolosi o potenzialmente pericolosi. Prima di avviare una terapia antidolorifica specifica, è quindi necessario scoprirne la causa. Sopprimere il dolore, infatti, significherebbe eliminare un sintomo importante per la diagnosi, rischiando così di non identificare correttamente la malattia sottostante creando le condizioni per un possibile peggioramento.

IL DOLORE COME MALATTIA
Una volta che il dolore ha portato all'identificazione della malattia che lo ha indotto cessa la sua funzione di sintomo e diventa una malattia esso stesso. Casi tipici sono il dolore dopo intervento chirurgico, quello cronico di una malattia degenerativa o il dolore neoplastico. In questi casi, infatti, il dolore diventa non solo inutile, ma anche dannoso, perché provoca sofferenza e induce anche una serie di reazioni neurovegetative (respiratorie, cardiocircolatorie, ormonali, muscolari, ecc.) capaci di per sé di influenzare negativamente lo stato di salute. Quindi, il dolore che non ha - o ha esaurito - la sua funzione di sintomo deve essere eliminato al più presto.

 

 

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