IL SAGGIO CERCA DI RAGGIUNGERE L'ASSENZA DI DOLORE, NON IL PIACERE

(Aristotele, Etica Nicomachea, IV a.e.c.)



Definizione di dolore

Entra

Classificazione del dolore

Entra

Misurare il dolore

Entra
Definizione del dolore

 

Nel 1979 l’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) ha definito il dolore: “Un’esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole, associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale. Il dolore è sempre soggettivo. Ogni individuo apprende il significato di tale parola attraverso le esperienze correlate ad una lesione durante i primi anni di vita. Sicuramente si accompagna ad una componente somatica, ma ha anche carattere spiacevole, e perciò, ad una carica emozionale”.
Il dolore è sempre comunque una sensazione soggettiva, perché la sofferenza di ciascuno è influenzata da numerosi fattori individuali, basati sulle esperienze personali. Per questo per poterlo affrontare nella maniera più efficace è fondamentale adottare un approccio soggettivo alla sofferenza, sulla base della valutazione specifica del paziente.
Vivere senza dolore è un diritto di cui tutti i cittadini devono poter godere ed è un dovere del medico combattere la sofferenza inutile in tutte le situazioni in cui non ha più alcun valore diagnostico.

Impatto economico
Anche tenendo in considerazione la tendenza alle restrizioni economico-sanitarie in Europa, esistono forti argomenti sociali ed umanitari e perfino economici per favorire una maggiore disponibilità di oppiodi forti per le persone che li necessitano. Molto spesso, il dolore cronico ha un effetto dannoso sulla carriera dei malati, mettendo frequentemente a rischio il loro posto di lavoro. A questo si aggiungono costi addizionali provocati dalla necessità di personale assistente e dall’impatto psicologico del dolore: diventa sempre più inspiegabile perché i Governi neghino a queste persone economicamente più svantaggiate il rimborso del loro trattamento.
La situazione diviene più pressante se consideriamo l’impatto che può avere questo trattamento. I pazienti possono tornare a lavorare, se il dolore viene controllato. In altre parole il paziente adeguatamente trattato può contribuire allo sviluppo economico piuttosto che essere un peso per la società. E il trattamento deve essere corretto. Il dolore cronico è una condizione altamente complessa e personalizzata. Tutte le opzioni terapeutiche dovrebbero essere a disposizione dei medici per incrementare al massimo le loro possibilità di restituire ai pazienti la carriera, la famiglia, la loro vita.

Prevalenza del dolore
L’Indagine Pain in Europe ha fatto luce sulla prevalenza e l’impatto del dolore cronico di natura maligna in Europa e le conseguenze devastanti sui malati, sull’economia e sulla società.
L’indagine ha rivelato che circa un adulto su cinque soffre in Europa di dolore cronico. Di questi, il 35% è accompagnato dal dolore ogni giorno della propria vita e un terzo riferisce che talvolta il dolore è talmente intenso da far desiderare la morte. Per il 26% di queste persone il dolore ha influito sulla carriera, mentre ogni malato convive con il dolore cronico mediamente da sette anni.
Delle 5084 persone valutate, nonostante il 56% soffriva almeno mensilmente di dolore moderato-severo, solo il 41% riceveva oppioidi forti.

il 28% dei malati riporta di non ritenere che il proprio medico sapesse come controllare il loro dolore;
il 40% non ha raggiunto un controllo adeguato del dolore;
il 21% ha avuto una diagnosi di depressione dovuta al dolore;
il 19% dei malati ha perso il proprio lavoro a causa del dolore.

Se venissero maggiormente rispettate le linee guida internazionali probabilmente oggi meno soffrirebbero di dolore cronico.
Le soluzioni terapeutiche disponibili possono consentire ai medici di aiutare i loro pazienti ad alleviare il peso del proprio dolore. Riducendo la sofferenza inutile è possibile di vivere una vita migliore.
PainSTORY: presentata a Lisbona, nel corso del congresso EFIC 2009 la nuova indagine sulla prevalenza e impatto del dolore cronico non maligno.
Nonostante il 95% dei pazienti soffra ancora di dolore dopo un anno di trattamento il 64% di loro è convinto di assumere il giusto trattamento farmacologico e circa la metà è convinto che sia stato fatto tutto il possibile per aiutarli nella loro lotta quotidiana contro il dolore. È quanto emerge da un’analisi condotta su 294 pazienti di 13 Paesi Europei affetti da dolore cronico, seguiti per un anno.
La ricerca rivela che dopo un anno il dolore cronico “ controlla la vita “ di 6 pazienti su 10 con un peggioramento dell’intensità del dolore nel 19% dei pazienti.
Il 44% dei pazienti riporta un sentimento di abbandono dovuto al proprio dolore, il 65% teme di dover abbandonare il lavoro a causa del dolore, il 38% è stato costretto a cambiare modo di lavorare e il 33% ha dovuto ridurre le ore di lavoro; mentre il 43 % non riesce ad occuparsi dei figli in modo adeguato. Due terzi dei pazienti rivela infine una depressione e il 28% prova un dolore così forte da desiderare la morte.
Difficoltà a camminare (64%) a dormire (60%) a lavarsi e vestirsi (30%) a prendersi cura dei figli (53%) sono le maggiori “disabilità” che fanno sentire diversi e spesso “soli” questi pazienti.
L’83% degli intervistati (che si riduce al 64% in Italia) ha una prescrizione medica per farmaci contro il dolore, ma sul 95% dei pazienti con dolore moderato o severo solo il 12% ha avuto una prescrizione di oppioidi forti, con grandi differenze in Europa: nessuno in Italia, ma il 61% in Danimarca e il 39% in Norvegia, il 9% in Gran Bretagna, il 5% in Spagna.

Classificazione - Misurazione